«Sì?»

L’uomo che attendeva educatamente accanto alla sua tavola poteva essere un agente di cambio, il legale di una grande azienda, un medico. Aveva un’aria professionale, fatta apposta per ispirare fiducia nei suoi simili. Ma non era colui che Simon si aspettava: era troppo rispettabile, troppo cortese e corretto per essere… la morte! Anche se l’organizzazione aveva molti servitori in campi molto diversi.

«Il colonnello Simon Tregarth, immagino?»

Simon spezzò un panino e l’imburrò. «Simon Tregarth, ma non ’Colonnello’,» corresse; poi, aggiunse, ricambiando il colpo: «Come lei sa benissimo.»

L’altro si mostrò un po’ sorpreso, e poi sorrise, con quel sorriso impeccabile, suadente, professionale.

«Mi scusi, Tregarth. Ma mi permetta di precisarlo subito… io non faccio parte dell’organizzazione. Sono invece — se lei lo vuole, naturalmente — un suo amico. Mi consenta di presentarmi. Sono il dottor Jorge Petronius. Al suo servizio, posso aggiungere.»

Simon sbatté le palpebre. Aveva creduto che quel po’ di futuro che ancora gli restava avesse dimensioni precise; ma non aveva previsto quell’incontro. Per la prima volta, dopo tanti giorni di amarezza, sentì nel profondo del suo intimo un fremito di qualcosa che somigliava vagamente alla speranza.

Non pensò di mettere in dubbio l’identità dell’ometto che l’osservava attentamente dietro le lenti stranamente spesse, inquadrate da una montatura di plastica nera così pesante da apparire come una mascherina, di quelle usate nel diciottesimo secolo per camuffarsi. Il dottor Jorge Petronius era conosciuto molto bene nell’ambiente in cui Tregarth era vissuto per molti anni violenti. Se «scottavi», e se avevi la fortuna di essere ben provvisto di danaro, ti rivolgevi a Petronius. Coloro che lo facevano non venivano più ritrovati, né dalle forze dell’ordine, né dalla vendetta dei loro simili.



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