«Perché mi ha cercato… e come ha fatto?» chiese.

«Perché?» Petronius scrollò di nuovo le spalle. «Lo capirà più tardi. A modo mio sono uno scienziato, un esploratore, uno sperimentatore. Come ho fatto a sapere che era in città ed aveva bisogno dei miei servigi…? Tregarth, lei ormai dovrebbe sapere come si diffondono le voci. È un uomo segnato, e pericoloso. I suoi andirivieni vengono notati. È un peccato per lei che sia onesto.»

Simon strinse a pugno la destra. «Dopo le mie attività di questi ultimi sette anni, mi chiama onesto?»

Questa volta fu Petronius a ridere: una risatina che sembrava volere invitare l’altro ad apprezzare l’ironia della situazione. «Ma qualche volta l’onestà ha ben poco a che vedere con l’opinione della legge, Tregarth. Se lei non fosse stato un uomo essenzialmente onesto, se non avesse avuto i suoi ideali… non si sarebbe mai opposto a Hanson. È appunto perché lei è ciò che è, io la ritengo maturo per… Vogliamo andare?»

Simon pagò il conto e seguì il dottor Jorge Petronius, quasi senza rendersene conto. Accanto al marciapiedi attendeva una macchina, ma il dottore non rivolse la parola all’autista, quando si avviarono nella notte e nella pioggia.

«Simon Tregarth.» La voce di Petronius, adesso, era impersonale, come se recitasse dati importanti esclusivamente per lui. «Discendente da una famiglia della Cornovaglia. Arruolato nell’Esercito degli Stati Uniti il dieci marzo 1939. Promosso sul campo da sergente a tenente, e poi salito fino al grado di tenente-colonnello. Ha prestato servizio nelle forze d’occupazione fino a quando è stato privato del suo grado e arrestato per… Per cosa, colonnello? Ah, sì, per flagrante attività di mercato nero. Purtroppo il valoroso colonnello si accorse solo troppo tardi di essere stato visto mentre commetteva il reato. Fu questo, no, Tregarth, ad indurla a passare dall’altra parte della barricata? Poiché le avevano affibbiato quella qualifica, pensò che tanto valeva giocare quel gioco.



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