
Di solito riusciva a dimenticarsi delle stranezze del suo corpo: una testa troppo grande su un collo troppo corto che sormontava una spina dorsale storta, il tutto su di un’altezza di appena un metro e cinquanta, eredità di un’anomalia congenita… ma a suo giudizio la cosa che metteva maggiormente in risalto i suoi difetti fisici era quella di prendere a prestito gli abiti da qualcuno di taglia e dimensioni normali. Sei sicuro che sia l’uniforme a darti la sensazione di non passare inosservato, ragazzo? pensò. O invece non stai di nuovo cercando di prendere in giro te stesso? Smettila.
Si guardò intorno. La città di Londra, sede di uno spazioporto, mosaico di quasi due millenni di stili architettonici che facevano a pugni, era affascinante. La luce del sole, penetrando attraverso la volta di vetro colorato del centro, assumeva un colore incredibile, che toglieva il fiato. E questo solo bastava a fargli capire che i suoi occhi erano tornati sul loro pianeta d’origine. Forse in seguito avrebbe avuto l’opportunità di visitare altre località storiche, come la visita sottomarina di Lake Los Angeles, o New York dietro le grandi dighe.
Ancora una volta Elli compì nervosamente un giro intorno al banco sotto l’orologio, scrutando la folla. Quello non era certo il posto in cui si potesse pensare di vedere spuntare una quadra d’assalto cetagandana, ma lui le era comunque grato per la sua attenzione costante, che gli consentiva di sentirsi stanco. Puoi venire a cercare gli assassini sotto il mio letto tutte le volte che vuoi, amore…
«In un certo senso sono contento che siamo finiti qui» le disse. «Potrebbe rivelarsi un’eccellente opportunità per la scomparsa, almeno momentanea, dell’ammiraglio Naismith. Lascerebbe respirare un po’ i dendarii. I cetagandani assomigliano molto ai barrayarani, in realtà: il comando è per loro una faccenda molto personale.»
