«Ma tu hai proseguito.»

Nave disse: Noi abbiamo eseguito il nostro mandato.

«Vuoi dire che sei andata a caccia di pianeti.»

Siamo andati a caccia di un pianeta particolare. Il tipo di pianeta su cui l’uomo potesse vivere.

«Ed hai impiegato quasi mille anni per trovarlo.»

Non c’erano limiti di tempo per la ricerca, disse Nave.

«Credo di no,» disse Horton, «anche se non ci ho mai pensato. C’erano molte cose cui non abbiamo mai pensato. E molte cose, immagino, che non ci hanno mai detto. Supponiamo che non avessi trovato questo pianeta. Cosa avresti fatto?»

Avremmo continuato a cercare.

«Magari per un milione d’anni?»

Se necessario, per un milione d’anni, disse Nave.

«E adesso che l’abbiamo trovato, non possiamo tornare indietro.»

Infatti, disse Nave.

«E allora, a che serve averlo trovato?» chiese Horton. «Lo troviamo, e la Terra non lo saprà mai. La verità è, credo, che tu non hai nessun interesse a ritornare. Sulla Terra non c’è niente, per te.»

Nave non rispose.

«Avanti,» esclamò Horton. «Ammettilo.»

Nicodemus disse: «Non ti risponderà. Nave si è ammantata di silenziosa dignità. L’hai offesa.»

«Al diavolo Nave,» disse Horton. «Ne ho sentite abbastanza, da loro. Voglio una risposta da te. Nave ha detto che gli altri tre sono morti…»

«Ci fu una disfunzione,» disse Nicodemus. «Circa cento anni dopo la partenza. Una delle pompe smise di funzionare, e i cubicoli si surriscaldarono. Io riuscii a salvare te.»

«Perché me? Perché non uno degli altri?»

«È molto semplice,» disse Nicodemus, ragionevolmente. «Tu eri il numero uno, nella fila. Eri nel cubicolo numero uno.»

«Se fossi stato nel cubicolo numero due, mi avresti lasciato morire.»



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