
Aveva in mente qualcosa che non voleva io conoscessi. Perciò ho capito che devo procedere con cautela sulla strada di questa inestimabile opportunità.
Nel villaggio, ho detto al prete d’essermi imbattuto in un demone immondo che mi ha implorato di non esorcizzarlo, promettendomi di rivelarmi dove si trovano certi tesori nascosti che un tempo appartenevano alla Chiesa, tesori che lui non poteva toccare né rivelare a uomini malvagi, poiché erano sacri; poteva però descrivermi il luogo in cui erano celati. Ed io mi sono procurato pergamena, penna e inchiostro, e il giorno seguente sono ritornato da solo in cima alla collina. Era deserta, ed io, dopo essermi assicurato di non essere osservato, e aver gettato il pugnale lontano da me, ho strappato la pergamena che lui mi aveva dato e l’ho buttata per terra.
Quando la pergamena ha toccato il suolo è apparso un così grande tesoro in oro e gioielli che avrebbe potuto davvero far impazzire di cupidigia qualsiasi uomo. C’erano sacchi e cofani e scrigni ricolmi d’oro e di pietre preziose, scoppiati per il peso, spargendo al suolo il contenuto. C’erano gemme che scintillavano alla luce del sole al tramonto, e anelli e collane tempestate di brillanti, e mucchi enormi di monete d’oro d’ogni antico conio…
Johannus, perfino io ho quasi finito per impazzire! Sono balzato in avanti quasi avessi sempre sognato di tuffar le mani nell’oro. Sbavando di cupidigia, riempii le mie vesti di rubini e fili di perle, e gonfiai le saccocce di pezzi d’oro, ridendo tra me come un folle. Sguazzavo nella ricchezza. Mi ci crogiolavo gettando in aria le monete d’oro e lasciando che ricades sero su di me. Ridevo e cantavo da solo.
Poi udii un rumore. All’istante, mi sentii riempire di terrore per il mio tesoro. Balzai accanto al mio pugnale e ringhiai, pronto a difendere le mie ricchezze fino all’ultimo respiro.
