
Poi una voce disse, in tono beffardo: «Davvero non te ne importa niente delle ricchezze?»
Il Potere se ne stava lì a guardarmi. Ora lo vedevo più chiaramente, ma non del tutto, poiché c’era una nebulosità che si addensava intorno al suo corpo. Era, come ho detto, alto un braccio e mezzo, e dalla sua fronte sporgevano delle antenne nodose che non erano corna, anche se vi assomigliavano, salvo per dei bulbi alle estremità. La sua testa era grossa e… ma non cercherò di descriverlo, poiché avrebbe certo potuto assumere una qualsiasi tra mille diverse forme, per cui, che importanza può avere?
Poi sono stato colto dal terrore, poiché non avevo nessun Cerchio o Pentacolo a proteggermi. Ma il Potere non ha fatto alcuna mossa minacciosa.
«Quelle ricchezze sono vere», disse nuovamente, in tono asciutto. «Han no il colore, il peso e la consistenza della materia concreta. Ma il tuo pugnale le distruggerà tutte».
Disday di Corinto affermò che un tesoro del mistero dev’essere fissato da una speciale Operazione prima di diventare permanente e libero dal potere di coloro che l’hanno creato. Poiché essi, altrimenti, possono sempre tramutarlo in foglie, o in qualsivoglia altra immondizia.
«Toccalo col tuo pugnale», disse il Potere.
Ho obbedito, sudando per la paura. E quando il ferro della lama ha toccato quel grande mucchio d’oro, vi è stato un violento tremore accompagnato da una vampa, e il tesoro — tutto, ti dico, fino all’ultima briciola, alla più minuscola perla! — è svanito davanti ai miei occhi. Il pezzo di pergamena è riapparso, fumante. Si era carbonizzato. E il pugnale mi scottava tra le dita. Rovente, ti dico!
«Ah, sì», ha annuito il Potere. «Il campo di forza ha energia. Quando il ferro l’assorbe, si trasforma in calore». Poi mi ha fissato con uno sguardo non ostile. «Hai portato penna e pergamena», ha constatato, «e quanto meno non hai usato il sigillo per stupire i tuoi compatrioti. E inoltre hai avuto il buonsenso di non produrre altri odori puzzolenti. Può darsi che ci sia davvero un grano di saggezza in te. Ti sopporterò ancora per un poco. Siediti e prendi penna e pergamena… Aspetta! Mettiamoci comodi. Reinfodera il tuo pugnale, o meglio, buttalo lontano da te».
