
Mi sono prostrato a terra davanti a lui. La bramosia m’infiammava.
«Potentissimo», esclamai con gioia. «Puoi fidarti di me. Custodirò alla perfezione i tuoi segreti. Non ne divulgherò mai né un’oncia né una briciola!»
Ancora una volta la sua voce suonò asciutta e infastidita:
«Desidero che questo sapere venga diffuso, cosicché tutti possano imparare. Ma…» e a questo punto ha prodotto un suono che non ho capito, salvo il fatto che pareva di derisione; «…ciò che ho da dire potrebbe servire, persino ingarbugliato e contorto. Non credo che tu terrai inviolati i segreti. Hai penna e pergamena?»
«No, signore!»
«Tornerai di nuovo, allora, pronto a scrivere ciò che ti dirò».
Ma rimase lì a guardarmi. Mi ha fatto domande alle quali ho risposto con zelo. Poco dopo si è messo nuovamente a parlare, in tono meditativo, ed io ho ascoltato, con grande attenzione. Il suo modo di parlare assomigliava stranamente a quello di un uomo solitario, rivolto soprattutto al passato, ma ben presto mi sono reso conto che stava parlando secondo un cifrario, per allegoria, e tra le sue parole, di tanto in tanto, faceva capolino la verità. Quasi volesse rivivere i suoi ricordi, ha parlato del luogo d’origine della sua razza, su quello che, ha detto, è un bel pianeta talmente lontano che parlare di leghe o dell’estensione d’un intero continente sarebbe inutile per riuscire a far capire la distanza. Ha parlato delle città nelle quali la sua gente viveva — e qui non ho avuto nessuna difficoltà a capire, e mi ha raccontato di grandi flotte di oggetti volanti che si levavano da quelle città per raggiungere altre belle città, e di musica che si trovava nell’aria stessa, cosicché ogni persona, dovunque sul pianeta, poteva udire dolci suoni o saggi discorsi, a volontà. In queste faccende non c’era metafora, poiché i dolci, eterni suoni del Paradiso sono ben noti a tutti noi. Ma subito ha aggiunto una metafora, perché, sorridendo, mi ha detto che non c’era un mistero nella creazione di questa musica, bensì che si trattava di onde come quelle della luce, ma più lunghe. E questo era chiaramente espresso in un cifrario, poiché la luce è un fluido impalpabile, senza lunghezza e certamente senza onde!
