E poi ha parlato di volare attraverso il vuoto dell’empireo, il che ancora una volta non è chiaro, siccome tutti possono vedere che il cielo è abbastanza affollato di stelle, e ha parlato di molti soli e di altri mondi, alcuni gelati e altri di nuda roccia. Si tratta di cose alquanto oscure. E ha parlato di come si sono avvicinati a questo mondo che è il nostro, e di un errore commesso, che sarebbe stato una pura questione di matematica (e non una ribellione a Dio) cosicché si sono approssimati troppo alla Terra, proprio come Icaro al Sole. Poi ha parlato nuovamente per metafora, siccome ha parlato di macchine che, come ben sappiamo, sono cose che servono a scagliare pietre contro le mura, e in senso più ampio a macinare il grano e a pompare l’acqua. Ma lui ha detto che le loro macchine son diventate calde a causa del metallo maledetto nel nucleo della Terra e dell’incapacità della sua razza di opporre resistenza all’attrazione della Terra (altra metafora) e poi ha parlato d’una urlante discesa dai cieli. E tutto ciò é, chiaramente, un resoconto allegorico della cacciata dei Ribelli dal Paradiso, con l’ammissione che lui è uno di codesti ribelli. Quando ha fatto una pausa l’ho pregato con umiltà che mi mostrasse un mistero, e di farmi la grazia della sua protezione nel caso in cui la mia conversazione con lui divenisse nota.

«Cosa è accaduto al mio messaggero?» ha chiesto allora il Potere.

Gliel’ho detto, e lui ha ascoltato, immobile. Ho fatto attenzione a dirglielo con precisione, siccome, com’è naturale, già lo sapeva (sapendo già ogni cosa grazie ai suoi misteriori poteri) e la domanda era soltanto un’altra prova. Invero io mi ero convinto che il messaggero e tutto ciò che era accaduto dovevano essere stati architettati da lui per portare me, sperimentato studioso dei misteri, a conversare con lui in quel luogo.



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