
Hooch si mise a sedere appoggiando gli stivali sulla scrivania del governatore Bill. Tirò fuori una presa di tabacco e se la ficcò nella guancia. Vide che Bill aveva trasalito leggermente, segno certo che la moglie lo aveva costretto per amore o per forza a rinunciare a qualcuna delle sue abitudini virili. «Posso offrirti una presa?» chiese Hooch.
Con riluttanza, Harrison ammise che non gli sarebbe dispiaciuta. «Ho fatto una promessa, e ho quasi dovuto smettere» disse mestamente.
Dunque Harrison sentiva la mancanza della vita da scapolo. Molto bene, per Hooch era una buona notizia. Ora sapeva che il vecchio Bill aveva un punto vulnerabile. «Ho sentito dire che adesso ti fai scaldare il letto da una bianca di Manhattan» fece.
Funzionò; Harrison arrossì violentemente. «Ho sposato una signora di Nuova Amsterdam» replicò in tono glaciale.
A Hooch non fece la minima impressione. Era esattamente ciò che voleva. «Sposato!» esclamò. «Che mi prenda un colpo! Ti chiedo scusa, governatore, era una cosa che avevo sentito dire, devi perdonarmi. Mi ero fidato di… di quello che dicevano le voci.»
«Voci?» chiese Harrison.
«No, guarda, lasciamo stare. Lo sai come parlano i soldati. Mi vergogno anche solo di essere stato ad ascoltarli. Che diamine, dopo aver venerato il ricordo della tua prima moglie per tutti questi anni, se fossi stato veramente tuo amico avrei dovuto sapere che in casa tua avresti fatto entrare soltanto una signora, e dopo un regolare matrimonio.»
«Quello che voglio sapere» insisté Harrison «è chi ha insinuato che si trattasse di qualcos’altro.»
«Ma via, Bill, sono solo chiacchiere da caserma; non ho alcuna intenzione di mettere qualcuno nei guai solo perché non sa tenere a freno la lingua. È appena arrivato un carico di liquore, Bill, per l’amor del cielo! Non si può rinfacciare a nessuno quello che dice quando in testa ha soltanto il whisky. No, adesso fammi il favore di prenderti una bella presa di tabacco, e di ricordare che tutti i tuoi ragazzi ti ammirano e ti rispettano.»
