
Non che Hooch avesse la minima intenzione di dirglielo. Per come la vedeva lui, se certe cose un uomo aveva bisogno di farsele spiegare, questo significava che non aveva abbastanza cervello da metterle in pratica. E se invece il cervello ce l’aveva, non aveva bisogno di farsi dare l’imbeccata da un mercante di liquori.
«Il governatore Harrison desidera vedervi» disse il sergente.
«E io desidero vedere lui» ribatté Hooch. «Ma prima ho bisogno di farmi il bagno, di radermi e di mettermi addosso qualcosa di pulito.»
«Il governatore ha detto di farvi sistemare nella sua vecchia residenza.»
«Vecchia?» chiese Hooch. Harrison si era fatto costruire una residenza ufficiale solo quattro anni prima. Hooch riusciva a pensare a un solo motivo per cui Bill potesse aver deciso di costruirsene un’altra così presto. «Non sarà mica che il governatore Bill si è trovato una nuova moglie?»
«Proprio così» disse il sergente. «Una vera bellezza e, se volete saperlo, ha solo quindici anni! Però è di Manhattan, e non parla granché l’inglese, o per lo meno quello che parla non somiglia molto all’inglese.»
Hooch non aveva problemi. L’olandese lo parlava parecchio bene, quasi come l’inglese, e molto meglio dello shawnee. Avrebbe fatto amicizia con la moglie di Bill Harrison in men che non si dica. Si trastullò addirittura con l’idea di… ma no, no, non era proprio il caso di inguaiarsi con la donna di un altro. Gli capitava spesso di farci un pensiero, ma sapeva che una volta messo piede su quella strada le cose tendevano a farsi troppo complicate per i suoi gusti. E poi in realtà, con tutte quelle squaw assetate che gli ronzavano intorno, che bisogno aveva di una donna bianca?
