
«Fammi dare una controllata ai tuoi occhi,» dice il dottore nella sua bella voce rassicurante. Vorrei tanto che chiedesse a Muller di andare a prendere un’altra lampada per potergli domandare come sta Schwarzschild, ma si è portato una candela. Me la tiene così vicina al viso che riesco a vedere solo la fiamma rossa.
«È peggiorato il tenente Schwarzschild? Che sintomi presenta?» chiede Muller, piegandosi in avanti.
I sintomi sono crateri di proiettili, penso. Mi pento di non averne fatto parola con Muller perché adesso è solo più incuriosito di prima. Fino a ora gli ho detto tutto, anche come è morto Hans quando hanno colpito la baracca della trasmittente, come ha appoggiato delicatamente la valvola autoregolatrice sopra la trasmittente prima di provare a espellere tossendo quello che gli rimaneva del petto e prenderlo con le mani. Ma questo non glielo posso dire.
«Quali sono i suoi sintomi?» insiste Muller, con il naso quasi sulla fiamma, ma il dottore gli volta le spalle come se non lo sentisse e spegne la candela. Il dottore toglie la fasciatura e mi dà un’occhiata alle dita. Sono gonfie e rosse. Muller fa capolino da dietro le spalle del dottore. «Ho una teoria sulla malattia del tenente Schwarzschild,» dice.
«Sta’ zitto,» dico. «Ne ho abbastanza delle tue stupide teorie,» e non mi importa nemmeno del suo sguardo offeso e di come se ne torni a sedere vicino alla trasmittente. Perché adesso ce l’ho io una teoria, ed è molto più terribile di qualunque cosa Muller possa immaginarsi.
Tutti noi, Muller e la recluta che tenta di rimettere insieme la motocicletta di Eisner e forse anche il dottore con la voce pacata da capezzale, abbiamo paura del fronte. Ma questa paura non è completa, perché al suo interno giace inespressa la convinzione che il fronte sia qualcosa di separato da noi stessi, qualcosa dal quale ci si può tenere a distanza occupandosi della trasmittente o aggiustando la motocicletta, qualcosa cui possiamo sopravvivere schiacciando il volto nella terra ghiacciata, e anche qualcosa da cui possiamo fuggire facendoci riformare.
