
«Ho una teoria sull’unità di Eisner,» insiste cocciuto. «I russi hanno un magnete che li ha attirati tutti verso il fronte.»
«I magneti attirano il ferro, non le persone,» dico.
Ho una teoria sulle teorie di Muller. Le trincee di collegamento sono piene di oggetti che gli uomini diretti al fronte hanno gettato via: borracce d’acqua, zaini e baionette. Qualche volta Hans e io ci siamo domandati come mai si fossero liberati di oggetti così importanti.
«Forse erano troppo carichi,» dicevo io, anche se questo non spiegava la presenza di stivali e baionette.
«Forse sapevano che stavano per morire,» diceva Hans mentre raccoglieva un elmetto.
Io cercavo di tirarlo su di morale. «Ieri, quando sono andato dal furiere, mi sono cascati i guanti dalla tasca. Non sono più riuscito a trovarli. Devono essere da qualche parte, dentro questa trincea.»
«Sì,» diceva lui, rigirando l’elmetto fra le mani. «Forse mentre ci si avvicina al fronte, queste cose gli sono semplicemente cadute giù.»
La mia teoria è che ciò che accade alle borracce d’acqua e agli elmetti e alle baionette è la stessa cosa che è successa a Muller. Prima della guerra era studente universitario, ma la sua conoscenza scientifica e la sua intelligenza gli sono cadute di dosso, e adesso che siamo così vicini al fronte gli sono rimaste solo le sue teorie. E la sua curiosità, che è una cosa pericolosa da conservare.
«Esattamente. I magneti attirano il ferro, e infatti loro stavano trasportando del filo spinato!» afferma trionfante. «E così sono stati attratti dal magnete.»
Appoggio le mani praticamente sopra la stufa e le strofino, cercando di sciogliere l’intorpidimento. «Sarà meglio che rimettiamo la valvola nella trasmittente, altrimenti questo tuo magnete risucchierà anche quella verso il fronte.»
