
La piccola Novinha non aveva avuto niente di tutto questo. La sua angoscia era stata anzi peggiore di quella di Pipo: lui non era stato lasciato senza famiglia. Lui era un adulto, non un bambinetto terrorizzato dal vedersi crollare intorno ciò che aveva rappresentato la sua stessa vita. Il lutto di Novinha non era stato un elemento di maggiore unione con la comunità, ma semmai l’aveva esclusa da essa. Quel giorno tutti avevano gioito, salvo lei. Quel giorno tutti avevano onorato i suoi genitori; soltanto lei li aveva desiderati disperatamente. Soltanto lei forse preferiva che non avessero mai sacrificato se stessi, e che fossero rimasti in vita, piuttosto di finir contagiati durante il lavoro che li aveva portati a scoprire una cura per gli altri.
Il suo isolamento era stato così evidente che Pipo, fin dal banco dove sedeva, aveva potuto percepirlo. Novinha s’era scostata dal sindaco lasciando la mano di lei quasi subito. Durante la messa le sue lacrime s’erano asciugate, ma non aveva mai distolto gli occhi dalle due bare e infine s’era seduta in silenzio a capo chino, quasi come una prigioniera che rifiutasse di collaborare con i suoi catturatori. Pipo s’era sentito spezzare il cuore a quella vista. E tuttavia sapeva che se anche ci avesse provato non sarebbe riuscito a nascondere la sua gioia per la fine della Descolada, per la certezza che nessun altro dei figli gli sarebbe stato strappato. Lei se ne sarebbe accorta; il suo sforzo per consolarla avrebbe assunto un tono odiosamente falso, e l’avrebbe spinta ancor più lontano da tutti loro.
