
— Allora non le hai lette accuratamente.
— L’unica cosa di cui ho bisogno per dare un esame prima dei sedici anni è l’autorizzazione del mio tutore legale. Io non ho un tutore.
— Al contrario — disse. Pipo. — Bosquinha, il sindaco, è la tua tutrice legale fin dal giorno in cui perdesti i genitori.
— E lei è d’accordo che io sostenga l’esame.
— A patto che sia io ad esaminarti.
Novinha notò lo sguardo intenso dei suoi occhi. Non conosceva Pipo, così pensò che quello fosse lo sguardo da lei già visto in fin troppi occhi di adulti, il desiderio di dominarla, di comandarla a bacchetta, di spezzare la sua determinazione e far vacillare la sua indipendenza, l’oscuro impulso di vederla sottomettersi.
Da ghiaccio a fuoco in un istante: — Lei cosa può saperne di xenobiologia! Lei non fa altro che sedersi per terra a parlare con i maiali! Lei non ha neppure cominciato a studiare i meccanismi genetici! Chi è lei per giudicare me? Lusitania ha bisogno di uno xenobiologo, e ha dovuto farne a meno per otto anni. E lei vuole far aspettare la colonia ancora di più, soltanto per tenerla sotto il suo controllo personale!
Con sua sorpresa però il volto di lui non arrossì, non si ritrasse. E non le replicò rabbiosamente. Fu come se lei non avesse detto niente.
— Capisco — mormorò lui. — È in virtù del tuo grande amore per la gente di Lusitania che desideri diventare xenobiologa. Vedendo questa pubblica necessità, ti sei preparata per entrare prematuramente e con grande sacrificio in una professione altruistica, al servizio della comunità.
Sentendolo dire a quel modo suonava assurdo. E non era affatto così che lei la vedeva. — Non è una ragione abbastanza buona?
