— E allora dove si trova?

— Qui, adesso! Dentro di me!

Lui annuì, — E in te c’è anche qualcun altro. L’Araldo dei Defunti. È questo che tu vuoi essere.

— È l’unica storia vera che io abbia mai sentito — disse lei. — L’unica di cui m’importa. È questo che lei voleva farmi uscire di bocca? Che io sono un’eretica? Che voglio dedicare il lavoro della mia vita ad aggiungere un altro libro a quelli messi all’Indice e che nessun buon cattolico leggerebbe mai?

— Ciò che volevo sentirti dire — mormorò Pipo, — era il nome di quello che sei, invece del nome di tutte le cose che non sei. Quello che sei è la Regina dell’Alveare. Quello che sei è l’Araldo dei Defunti. È una comunità molto piccola. Piccola di numero, ma grande nel cuore. Così tu scegli di non far parte di quella banda di ragazzini che si radunano con il solo scopo di escludere gli altri, e la gente ti guarda e dice: «Povera fanciulla, è così isolata». Ma tu conosci il segreto, tu sai chi sei veramente… sei il solo essere umano capace di capire una mente aliena, perché tu sei la mente aliena, e capisci cosa significa essere non-umana perché non c’è mai stato un gruppo umano che ti abbia accolto per appiccicare anche a te l’etichetta «Homo Sapiens».

— Adesso lei arriva a dire che non sono neppure umana? Dopo avermi fatto piangere come una bambina dicendo che non vuole sottopormi all’esame, dopo avermi umiliata, mi accusa di essere anche inumana?

— L’esame lo darai.

Quelle parole restarono sospese qualche attimo nell’aria.

— Quando? — sussurrò lei.

— Stasera. Domani. Comincia quando vuoi. Io interromperò il mio lavoro per farti i vari test, con tutta la fretta che ti va di metterci.



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