
Ovviamente il ruscello era il posto più indicato per metterci il fabbro. Se non fosse stato per l’acqua, avrebbe potuto costruire la sua fucina assolutamente ovunque. Il ferro gli arrivava col carro del corriere direttamente dalla Nuova Olanda, e il carbone… be’, non mancavano certo i contadini disposti a barattare del carbone di legna con un buon ferro da cavallo. Ma l’acqua, ecco qualcosa di cui il fabbro aveva assoluto bisogno e che nessuno gli poteva portare, e così ovviamente l’avevano messo proprio sotto il deposito sulla sorgente, dove il suo bing bing bing potesse svegliarla facendo nuovamente divampare la fiamma dentro di lei, proprio nell’unico posto in cui sino a quel momento era riuscita a smorzarla fin quasi a farla diventare cenere fredda e bagnata.
Un rombo di tuono.
In un attimo fu sulla soglia. Doveva vedere il fulmine. Ne colse solo l’ultimo baluginio, ma. sapeva che ne sarebbero caduti altri. Sicuramente mezzogiorno non era trascorso da molto… o aveva dormito tutta la giornata? Con quelle nubi nere e basse era difficile dirlo; sarebbero potuti essere anche gli ultimi momenti del crepuscolo. Nell’aria avvertiva il pizzicore del fulmine che non vedeva l’ora di avventarsi. La piccola Peggy conosceva quella sensazione: significava che il fulmine sarebbe caduto vicino.
