Eleanor si sporse verso di loro dalla cassetta. «David e Calm sono a riva, e possono aiutarti a scendere. Per adesso la fune regge, mamma, ma chi può dire per quanto?»

«Forza, mamma, un passo e ci sei» la incitò Alvin. «Sapendoti al sicuro sulla sponda, ce la caveremo meglio anche col carro».

«Il bambino sta venendo» disse Faith.

«Meglio a riva che qui» disse Alvin seccamente. «Scendi adesso».

Faith si tirò in piedi, arrancando goffamente verso la parte anteriore del carro. Alvin la seguì, pronto ad aiutarla se fosse inciampata. Persino lui si accorse di come la pancia le fosse scesa. Probabilmente il bambino stava già cercando di prendere fiato.

Sulla riva adesso non c’erano più soltanto David e Calm. C’erano degli sconosciuti, tutti uomini grandi e grossi, e alcuni cavalli. Ma la vista più gradita fu certamente quella di un piccolo carro. Alvin non aveva la minima idea di chi fossero quegli uomini, o di come avessero saputo che c’era da dare una mano, ma non era certo il caso di perdere tempo nelle presentazioni. «Ehi, voi! In quella locanda c’è per caso una levatrice?»

«Comare Guester sa farli nascere, i bambini» disse uno degli sconosciuti, un omaccione con due braccia che parevano le cosce di un bue. Un fabbro, sicuramente.

«Potreste portare mia moglie da lei, con quel carro? Non c’è un momento da perdere». Alvin sapeva che per un uomo era disdicevole parlare con tanta franchezza del parto davanti alla donna che stava per dare alla luce un bambino. Ma Faith non era una stupida, sapeva che cosa contava veramente, e giungere dove ci fossero un letto e una levatrice competente era più importante che girare in punta di piedi intorno alla questione.

David e Calm aiutarono premurosamente la madre ad arrivare al carro in attesa. Faith barcollava dal dolore. Sicuramente scendere dal sedile di un carro alla sponda di un fiume non era l’esercizio più indicato per una donna in travaglio.



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