
«Non mi sono inventata nulla e non ho detto bugie!» strillò la piccola Peggy. O se non altro ci provò. Quello che venne fuori somigliava stranamente al pianto, sebbene solo il giorno prima la piccola Peggy avesse deciso che non si sarebbe più lasciata sfuggire una sola lacrima per il resto dei suoi giorni.
«Visto?» disse la mamma. «Già le dispiace».
«Le dispiace di essere stata sbugiardata» replicò papà. «Sei troppo tenera con lei, Peg. È portata a mentire. Non voglio che diventi cattiva. Preferirei vederla morta come le sue sorelline, piuttosto che vederla diventare cattiva».
La piccola Peggy vide la fiamma vitale di mamma incendiarsi di ricordi, e davanti a sé scorse un neonato graziosamente composto in una piccola bara, e poi un altro, solo che questo non era così grazioso perché era la seconda bambina, Missy, quella che siccome era morta di vaiolo nessuno la voleva toccare tranne sua madre, che a sua volta era ancora così debole per la malattia che non aveva potuto fare granché. La piccola Peggy vide quella scena e capì che papà aveva commesso un errore nel dire quel che aveva detto, perché l’espressione di mamma si era fatta di gelo anche se la sua fiamma vitale continuava a divampare.
«Questa è la cosa più cattiva che qualcuno abbia mai detto in mia presenza» disse la mamma. Poi prese dal tavolo quel cestino colmo di corruzione e uscì di casa.
«Maria la Sanguinaria mi becca la mano» si difese la piccola Peggy.
«Adesso vedremo se c’è qualcosa che becca ancora di più» disse papà. «Per aver lasciato le uova ti darò una sola frustata, perché capisco che a una ranocchietta come te quella vecchia gallina lunatica possa anche fare paura. Ma per le bugie che hai raccontato te ne darò altre dieci».
A questa notizia, la piccola Peggy pianse a dirotto. Papà era scrupoloso e imparziale in tutto, specialmente per quanto riguardava le frustate.
Papà prese la verga di nocciolo dallo scaffale più alto. La teneva lassù da quando la piccola Peggy aveva buttato quella vecchia nel fuoco, riducendola in cenere.
