Le altre tre camere del piano superiore avevano tutte il bagno. Una era vuota, un’altra aveva un letto matrimoniale e la terza era quella di Mario: soffitto dipinto come un cielo notturno, sul letto un vecchio orsacchiotto di peluche senza una zampa.

Falcón riferì al Juez Calderón del secondo cadavere. Il Médico Forense, inginocchiato accanto al corpo di Rafael Vega, stava cercando di aprirgli le dita di una mano.

«Sembra che abbia un foglietto nel pugno destro», spiegò Calderón. «Il cadavere si è raffreddato in fretta con l’aria condizionata e voglio che il biglietto sia recuperato senza che si strappi. Una prima idea, Inspector Jefe?»

«A prima vista, sembrerebbe un patto suicida. Soffoca la moglie e poi beve un acido, anche se questo è un modo lento e orrendo di ammazzarsi.»

«Un patto? Che cosa le fa pensare che si fossero messi d’accordo?»

«Ho solo detto che sembra così. Il fatto che il bambino sia stato mandato a dormire fuori di casa farebbe pensare a un qualche accordo tra i due. Una madre non sopporterebbe il pensiero della morte del proprio figlio.»

«E un padre sì?»

«Dipenderebbe dal motivo della sua angoscia. Se vi fosse la possibilità di uno scandalo finanziario o morale, forse non vorrebbe che il figlio vivesse con quella consapevolezza, il figlio maschio che porta il suo nome, potrebbe pensare di fargli un favore uccidendolo. Ci sono uomini che sterminano la famiglia perché pensano di aver fallito nei suoi confronti e che sia meglio non lasciare vivo nessuno a portare il marchio della vergogna.»



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