«Però lei ha qualche dubbio», disse Calderón.

«Il suicidio, patto o non patto, raramente è un atto improvvisato, e sulla scena di questo crimine si notano vari elementi di improvvisazione. Primo, la porta non era stata chiusa a chiave. Consuelo Jiménez aveva telefonato per dire che Mario si era addormentato, perciò erano sicuri che non sarebbe tornato e ciò nonostante non hanno chiuso la porta a doppia mandata.»

«Era chiusa però, e questo bastava.»

«Se si ha in mente di fare qualcosa di questo genere, ci si chiude dentro per bene, in modo da essere certissimi che non si verrà interrotti. È una necessità psicologica. I suicidi che fanno sul serio normalmente prendono tutte le precauzioni possibili…»

«Che altro?»

«Il modo in cui tutto è stato lasciato dov’era: il telefono, i cioccolatini, le pantofole. Parrebbe indicare una mancanza di premeditazione.»

«Be’, da parte di lei, certo.»

«Sì, naturalmente.»

«Ma un liquido per sgorgare gli scarichi?», disse Calderón. «Perché scegliere un liquido del genere per suicidarsi?»

«Forse scopriremo che nella bottiglia c’era qualcosa di più potente», suggerì Falcón. «Perché farlo così? Be’, forse quell’uomo voleva punire se stesso… capisce, ripulirsi dai propri peccati. Un altro vantaggio è che si tratta di un modo silenzioso e, a seconda delle altre sostanze che può aver preso, anche irrevocabile.»

«Be’, questo fa pensare a una premeditazione, Inspector Jefe. Perciò in queste morti abbiamo sia elementi di spontaneità sia elementi di premeditazione.»

«Va bene, sì… diciamo che se li avessimo trovati distesi sul letto mano nella mano, con un biglietto appuntato al pigiama di lui, allora non avrei difficoltà a considerarlo suicidio. Ma stando così le cose, preferisco iniziare un’indagine per omicidio, prima di decidere.»

«Forse il biglietto che ha in mano ci illuminerà…» cominciò Calderón. «Ma non è strano mettersi in pigiama prima di… o si tratta di un’altra necessità psicologica? Prepararsi per il grande sonno?»



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