
E ora questo. Tuttavia Inés stava con il giudice da quasi un anno e mezzo, si disse, erano la nuova coppia d’oro dei salotti di Siviglia, non solo nell’ambiente degli avvocati. Il loro matrimonio era sempre stato inevitabile, ma non per questo più facile da sopportare per Falcón.
Al di sopra della sua spalla vide riflessa nello specchio l’immagine di Vásquez e rientrò nella veste professionale.
«È stato sorpreso di trovare il suo cliente morto in circostanze così strane?» domandò.
«Molto sorpreso.»
«Tra parentesi, dov’è il porto d’armi per questa pistola?»
«È una faccenda personale. Questa è casa sua, io sono soltanto il suo avvocato.»
«Però ha affidato a lei le chiavi.»
«Qui non ha nessuno. E quando andavano in vacanza d’estate spesso si portavano dietro anche i genitori di Lucía. Nel mio studio c’è sempre qualcuno e gli era parso…»
«E gli americani della porta accanto?»
«Sono qui da meno di un anno», spiegò Vásquez. «Sono suoi inquilini, il marito lavora per lui come architetto. A Vega non piaceva coinvolgere gli altri nella sua vita privata. I Krugman avevano il mio numero di telefono in caso di un’emergenza.»
«La Vega Construcciones è la sua unica azienda?»
«Diciamo che Vega era nel campo immobiliare, costruiva e affittava appartamenti e uffici, costruiva anche capannoni industriali su richiesta. Comprava e vendeva terreni, possedeva numerose agenzie immobiliari.»
Falcón sedette sul bordo della scrivania, facendo dondolare un piede.
«Questa pistola, signor Vásquez, non serve a scoraggiare gli scassinatori, serve a uccidere. Probabilmente, sparando un proiettile calibro nove di una Heckler Koch, si ammazzerebbe un uomo anche colpendolo alla spalla.»
«Se lei fosse molto ricco e volesse proteggere la sua famiglia e la sua casa, si comprerebbe un giocattolo o un’arma seria?»
