«Perciò a lei non risulta che il signor Vega fosse coinvolto in qualche attività criminale o al limite della legalità?»

«No, non mi risulta.»

«E non immagina un motivo per cui qualcuno volesse ucciderlo?»

«Senta, Inspector Jefe, io mi occupo degli aspetti legali delle attività dei miei clienti, raramente vengo coinvolto nella loro vita privata a meno che questa non abbia qualche ripercussione sugli affari. Conosco bene questa impresa. Se Vega faceva anche altre cose, allora vuol dire che non usava me come legale. E se avesse avuto una relazione con la moglie di un altro, del che dubito, io non lo avrei saputo.»

«Allora come interpreta quello che abbiamo visto, signor Vásquez? La signora Vega al piano di sopra, soffocata da un guanciale, il signor Vega al pianterreno, morto, con accanto un litro di liquido per sgorgare gli scarichi, mentre il loro bambino, Mario, è affidato a una vicina per la notte?»

Silenzio. Gli occhi scuri si fissarono sul petto di Falcón.

«Sembrerebbe un suicidio.»

«Perlomeno una di queste due morti è certamente un omicidio.»

«Sembra che Rafael Vega abbia ammazzato la moglie e poi si sia suicidato.»

«Si è mai accorto di un simile livello di instabilità psichica nel suo cliente?»

«Come si fa a capire che cosa passa per la testa della gente?»

«Dunque non era preoccupato per gli affari? Non temeva di andare in rovina?»

«Di questo deve parlare con il suo contabile, anche se non era lui il direttore amministrativo.»

«Chi era il direttore amministrativo?»

«Rafael era un accentratore.»

Falcón gli porse il suo taccuino e Vásquez vi annotò il nome e i dati del contabile, Francisco Dourado.

«C’era qualche scandalo nell’aria, che lei sappia, uno scandalo che avrebbe coinvolto il signor Vega o la sua impresa?»



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