«Ora so chi è lei!» esclamò l’avvocato, sorridendo per la prima volta, un sorriso che rivelò denti straordinariamente perfetti. «Falcón. Non avevo ricollegato finora… Be’, lei è ancora al suo posto, Inspector Jefe, e il mio cliente non si è trovato certamente in una posizione come la sua.»

«Ma io non ho commesso nessun crimine, signor Vásquez, non ho dovuto affrontare nessuno scandalo morale, nessuna vergogna che riguardasse la mia persona.»

«Vergogna!» ripeté l’avvocato. «Crede che oggigiorno la vergogna abbia quella specie di potere nella società?»

«Dipende dal tipo di società nella quale si è costruita la propria vita. All’importanza che si dà all’opinione di questa società», spiegò Falcón. «A proposito, ha lei il testamento del signor Vega?»

«Sì.»

«Chi è il suo parente più stretto?»

«Come ho detto, non aveva nessuno.»

«E la moglie?»

«Ha una sorella che vive a Madrid. I loro genitori abitano qui, a Siviglia.»

«Avremo bisogno di qualcuno per identificare i cadaveri.»

Pérez si affacciò sulla soglia.

«Abbiamo il biglietto che Vega stringeva nel pugno!» annunciò.

Falcón e Vásquez lo seguirono nella cucina, facendosi largo tra gli uomini della scientifica che ostruivano il corridoio con le loro attrezzature, in attesa di essere ammessi alla scena del delitto.

Il foglietto era già in un sacchetto di plastica. Calderón glielo porse, inarcando le sopracciglia. Leggendo, Falcón e Vásquez aggrottarono la fronte e non solo perché quelle parole erano scritte in inglese: «nell’aria sottile che respirerete dall’11 settembre fino alla fine».

2

Mercoledì 24 luglio 2002


«Queste parole le dicono qualcosa?» domandò Calderón.

«Assolutamente nulla», rispose Vásquez.



21 из 410