
Si infilò il telefonino nella tasca dei pantaloni di tela, prese le chiavi della macchina e andò ad aprire il gigantesco portone di legno. Portò fuori la Seat lasciandola nel vialetto fiancheggiato da aranci, poi tornò a chiudere il portone.
L’aria condizionata all’interno della macchina lo investì in pieno mentre percorreva le strette vie acciottolate e sbucava nella Plaza del Museo de Bellas Artes, con i grandi alberi tra le case bianche e ocra e il museo dalla facciata di mattoni. Lasciato il centro storico, si diresse al fiume e tagliò per la Avenida del Torneo, con il vago profilo del ponte ‘Arpa’ di Calatrava visibile da lontano attraverso la lieve foschia del mattino. Le gomme stridettero mentre Falcón svoltava bruscamente nelle vie della città moderna tra gli edifici intorno alla stazione Santa Justa e superava gli isolati di palazzoni dell’Avenida de Kansas City, pensando al barrio esclusivo dove era diretto.
La città giardino di Santa Clara era stata progettata dagli americani per alloggiarvi gli ufficiali dopo che nelle vicinanze di Siviglia era stata stabilita la base del Comando aereo strategico, in seguito alla firma del Patto di difesa con Franco nel 1953.
