
Falcón parcheggiò all’ombra del muretto verdeggiante della villa in Calle Frey Francisco de Pareja. A dispetto dei muri di mattoni e di qualche decorazione, aveva la solidità di una fortezza. Costrinse il suo piede a non vacillare quando la prima persona che vide al di là del cancello fu il magistrato inquirente, il Juez de Guardia Esteban Calderón. Da più di un anno non lavorava con lui, ma la faccenda era ancora fresca. Una stretta di mano, una pacca sulla spalla. Si sorprese nel vedere che la donna in piedi accanto al giudice era Consuelo Jiménez, anche lei coinvolta nella medesima vicenda. La trovò diversa dalla signora dell’alta borghesia imprenditoriale che aveva conosciuto l’anno precedente, durante le indagini sull’omicidio del marito: ora portava i capelli sciolti, con un taglio più moderno, meno trucco e meno gioielli. Non riusciva a capire perché mai fosse là.
I paramedici tornarono all’ambulanza e tirarono fuori la barella. Falcón strinse la mano al Médico Forense e al segretario del giudice mentre Calderón domandava al poliziotto se vi fossero segni di effrazione. Il poliziotto fece il suo rapporto.
