
Consuelo Jiménez era affascinata dal nuovo Javier Falcón. L’Inspector Jefe non indossava più il doppiopetto, ma pantaloni di tela e una camicia bianca con le maniche arrotolate appena sotto al gomito; i capelli brizzolati dal corto taglio uniforme lo facevano sembrare più giovane. Forse era il suo stile estivo, ma Consuelo Jiménez aveva i suoi dubbi in proposito. Falcón avvertì il peso di quella curiosità e nascose l’imbarazzo presentandole un altro dei suoi sottoposti, il Sub-Inspector Pérez. Seguì un momento di confusione e di nervosismo durante il quale Pérez si eclissò.
«Si starà chiedendo perché mi trovo qui», disse la donna. «Abito dall’altra parte della strada. Ho scoperto io il… ero con il giardiniere quando ha scoperto il signor Vega sul pavimento della cucina.»
«Credevo che avesse comprato casa a Heliopolis.»
«Be’, in teoria, sì: era stato Raúl a comprarla… prima di morire. Voleva essere vicino al suo amato stadio Bétis. Ma io non ho nessun interesse per il calcio.»
«E da quanto tempo vive qui?»
«Da quasi un anno.»
«E ha scoperto il cadavere.»
«È stato il giardiniere a scoprirlo e non si sa ancora se sia morto.»
«Qualcuno ha un mazzo di chiavi di riserva?»
«Ne dubito.»
«Sarà meglio che dia un’occhiata», disse Falcón.
Il signor Vega era disteso sul dorso, la vestaglia e il pigiama gli erano scesi dalle spalle e gli bloccavano le braccia. Sui pettorali e sull’addome scoperti sembrava vi fossero delle escoriazioni. Aveva graffi sulla gola. La faccia era pallida, irrigidita, le labbra grigie e giallicce.
Falcón tornò dal Juez Calderón e dal Médico Forense.
«A me pare morto, ma forse vorrete dargli un’occhiata prima che sfondiamo una delle porte», disse. «Si sa dove sia la moglie?»
Consuelo ripeté quanto aveva già detto agli altri.
«Sarà meglio entrare», affermò Falcón.
