«Potreste incontrare qualche difficoltà», disse la signora Jiménez. «L’autunno scorso Lucía ha fatto sostituire le finestre, ora hanno i doppi vetri antisfondamento. Se la porta d’ingresso è chiusa dall’interno, è più facile passare attraverso il muro.»

«Conosce la casa?»

Comparve una donna sul vialetto d’accesso, difficile non vederla: capelli rossi, occhi verdi e pelle così bianca da rendere quasi doloroso guardarla alla luce brutale del sole.

«Hola, Consuelo», fece la donna, individuando quello dell’amica tra i volti ufficiali.

«Hola, Maddy». Consuelo la presentó a tutti: Madeleine Krugman, vicina di casa della signora Vega.

«È successo qualcosa a Lucía e a Rafael? Ho visto l’ambulanza. Posso essere d’aiuto?»

Gli occhi di tutti erano fissi su Madeleine Krugman e non soltanto perché parlava spagnolo con accento americano. Era alta e snella, con un busto sodo, il sedere ben in carne e la capacità innata di scatenare la fantasia degli uomini, anche i più stolidi. Soltanto Falcón e Calderón riuscirono a tenere a bada il testosterone e a guardarla negli occhi, una cosa che richiedeva concentrazione. Le narici di Consuelo ebbero un tremito di stizza.

«Dobbiamo entrare subito nella casa, signora Krugman», disse Calderón. «Ha le chiavi?»

«No, ma… che cosa è successo a Rafael e Lucía?»

«Rafael è steso sul pavimento della cucina e non si muove», spiegò Consuelo. «Di Lucía non si sa niente.»

Madeleine Krugman ebbe un moto di apprensione e inspirò bruscamente, scoprendo la linea perfetta dei denti bianchi interrotta solo dagli incisivi leggermente aguzzi. Per una frazione di secondo parve che le invisibili zolle litosferiche del suo viso si contraessero in uno spasmo.

«Ho il numero di telefono del suo avvocato, me lo ha dato Rafael nel caso ci fossero problemi in casa mentre erano in vacanza», disse. «Vado a prenderlo…»



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