— Il ricevimento è al piano di sopra — dissi. — È una specie di zoo, ma…

— Non abbiamo molto tempo — ripeté Richard, senza però guardare l’orologio. Guardò invece Annie, come se fosse lei quella che aveva fretta. Lei però sembrava assolutamente tranquilla.

— Che ne dici se trascinassi Broun quaggiù? — proposi, temendo dentro di me di non riuscire a sottrarlo ai giornalisti. — Intanto potete accomodarvi nella veranda — e così dicendo li guidai all’interno.

Era, come tutte le altre stanze della casa, un luogo dove Broun poteva spargere libri, nonostante originariamente fosse dedicata alle piante tropicali. Aveva le vetrate larghe di una serra e una stufa che la teneva a dieci gradi in più del resto della casa. Broun aveva piazzato una fila di violette africane sul tavolo di fronte ai vetri e sistemato un antico divanetto di vimini e un paio di poltrone, ma il resto dello spazio era ingombro di libri. — Datemi i cappotti.

— No — fece Richard, gettando intorno uno sguardo ansioso. — No. Ci fermiamo solo poco.

Salii le scale di corsa e individuai Broun. I camerieri avevano appena distribuito il primo piatto, così per un poco lui sarebbe stato libero. Gli dissi che Richard si trovava di sotto ma aveva una grande fretta e cercai di guidarlo vero le scale, ma l’inviata di People gli si appiccicò e per cinque minuti buoni lo tenne invischiato.

Li trovammo ancora là, ma per un pelo. Richard era sulla porta della veranda e stava dicendo — Sono quasi le nove. Penso che…

— Sono felice di conoscerla, dottor Madison. Così lei è il vecchio compagno di stanza di Jeff — disse Broun, piazzandosi fra Richard e la porta d’ingresso. — E lei dev’essere Annie. Ci siamo parlati al telefono.



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