— Jeff si prenderà cura di lei — fece Broun con calore, e con la sua aria più convincente. — Vero, Jeff?

— Mi prenderò cura di lei — dissi, guardandola. — Lo prometto.

— Il sogno che mi sta causando problemi è un sogno che Lincoln fece due settimane prima del suo assassinio — iniziò Broun, conducendo con decisione Richard su per le scale e verso il suo studio. — Sognò di svegliarsi alla Casa Bianca e di sentire qualcuno che piangeva. Quando scese le scale… — Scomparvero nel brusio e nell’affollamento che c’era su dalle scale. Mi voltai a guardare Annie. Era ferma e guardava in su, verso di loro.

— Ti piacerebbe salire al ricevimento? — dissi. — Broun rimarrà sconvolto se saprà che non hai assaggiato nemmeno una tartina di gamberetti.

Lei sorrise e scosse la testa. — Non credo che Richard si fermerà troppo.

— Già, non sembra entusiasta alla prospettiva di analizzare i sogni di Lincoln. — La guidai di nuovo nella veranda. — Aveva davvero una grossa fretta. È uno dei suoi pazienti che gli dà tutte queste preoccupazioni?

Si avvicinò alla finestra e guardò fuori. — Sì — fece. — Richard mi ha detto che sei uno storico.

— Ti ha anche spiegato che secondo lui sono pazzo perché spreco la vita a ricercare fatti oscuri che non interessano a nessuno?

— No — rispose lei, continuando a osservare la pioggia che stava trasformandosi in nevischio. — Quello è un termine che riserva a me, in questo periodo. — Si voltò e mi guardò dritto in faccia. — Sono una sua paziente. Ho un disturbo del sonno.

— Ah — feci io. — Vuoi darmi il tuo cappotto? — fu tutto quello che seppi aggiungere. — Broun tiene questa stanza più calda di un forno.

Me lo tese, e io uscii per appenderlo in anticamera, cercando di capire quello che mi aveva appena detto. Richard non mi aveva contraddetto quando l’avevo chiamata la sua ragazza, e Broun mi aveva detto che era stata lei a rispondergli dall’appartamento di Richard, ma se lei era una sua paziente, cosa gli saltava in mente di andarci a vivere insieme?



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