Quando rientrai nella veranda stava osservando le violette africane. Mi avvicinai alla finestra e guardai fuori, cercando qualcosa da dire. Non potevo certo chiederle se andava a letto con Richard o se i suoi disturbi del sonno avevano qualcosa a che fare con lui.

— Dovrò andare al Cimitero Nazionale di Arlington con questo tempaccio, domani — feci. — Devo trovare il luogo in cui venne sepolto Willie Lincoln, per Broun. Willie era uno dei ragazzi di Lincoln. Morì durante la guerra.

— Sei tu che fai tutte le ricerche sulla Guerra Civile per conto di Broun? — chiese Annie, prendendo in mano una delle violette africane.

— La maggior parte del lavoro di gambe. Vedi, quando Broun mi assunse, i primi tempi non mi lasciava neppur mettere il naso nelle sue ricerche. Mi ci volle quasi un anno per convincerlo a lasciarmi fare il lavoro in giro, e ora vorrei non esser riuscito a convincerlo così bene. Sembra proprio che stia nevicando, là fuori.

Lei posò la piantina sul tavolo, al suo posto, e poi alzò lo sguardo su di me. — Raccontami della Guerra Civile — disse.

— Che cosa vuoi sapere? — chiesi. In quel momento desiderai aver fatto quel famoso sonnellino così da poter riversare tutto il mio spirito nella conversazione, raccontandole aneddoti della guerra che avrebbero potuto cancellare quell’espressione un po’ triste dai suoi occhi azzurro-grigi. — Sono un esperto dell’Antietam. Il giorno più sanguinoso di tutta la Guerra Civile. Forse il giorno più importante, anche se Broun non sarebbe d’accordo. Il generale Lee aveva bisogno di una vittoria, perché così l’Inghilterra avrebbe riconosciuto la Confederazione, e allora invase il Maryland, solo che la cosa non funzionò. Dovette ritirarsi in Virginia e…

Mi fermai. Stavo annoiando me stesso, e lo sa il cielo che effetto potevo avere su Annie, che probabilmente non aveva mai sentito parlare di Antietam. — Qualcosa su Robert E. Lee? O sul suo cavallo? So praticamente tutto del suo dannato cavallo.



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