
«Tutto lo è, alla lunga.»
«Questa è instabile in tempi brevi. Un centinaio d'anni è il massimo che ci viene concesso. La situazione terrà durante la nostra vita, questo è certo, ma abbiamo dei figli. Alla fine diventeremo un pericolo troppo grande per i Mondi Esterni perché ci permettano di sopravvivere. Sulla Terra ci sono otto miliardi di individui che odiano gli spaziali.»
«Gli spaziali ci hanno escluso dalla galassia, maneggiano i nostri commerci a loro profitto, danno ordini al nostro governo e ci minacciano con disprezzo. Che cosa si aspettano, gratitudine?»
«Vero, eppure lo schema è fissato. Rivolta, repressione, rivolta, repressione… Ed entro un secolo la Terra sarà spazzata via dai mondi abitati. Così dicono i sociologi.»
Baley si agitò a disagio. Uno non mette in discussione i sociologi e i loro computer. «Ma che cosa si aspetta che riesca a fare, se questa è la situazione?»
«Portarci informazioni. La grave pecca in queste previsioni sociologiche è la nostra mancanza di dati sugli spaziali. Abbiamo fatto delle supposizioni sulla base dei pochi spaziali che hanno mandato qui. Abbiamo dovuto fidarci di quello che loro ci hanno raccontato di sé, così ne consegue che conosciamo la loro forza e soltanto quella. Maledizione, hanno i loro robot, il loro basso numero e le loro lunghe vite. Ma hanno debolezze? Ci dev'essere qualche fattore che, se ne fossimo a conoscenza, potrebbe alterare l'inevitabilità sociologica della distruzione; qualcosa che potrebbe guidare le nostre azioni e migliorare le possibilità di sppravvivenza della Terra.»
«Non avrebbe fatto meglio a scegliere un sociologo, signore?»
