
Poi l'aereo atterrò. Lui e i suoi compagni di viaggio ne uscirono e si sparpagliarono, senza mai guardarsi l'un l'altro.
Baley diede un'occhiata all'orologio e decise che c'era il tempo per rinfrescarsi un po', prima di prendere la Linea celere per il Dipartimento della Giustizia. Era contento che ci fosse. Il suono e il clamore della vita, le enormi camere blindate dell'aeroporto, con i corridoi della Città che scendevano a numerosi piani, qualunque altra cosa vedesse o udisse, gli davano la sensazione di essere al sicuro, negli intestini caldi e nell'utero della Città. Lavava via l'ansietà, e mancava solo una doccia a completare l'opera.
Gli occorreva un permesso di transito per adoperare un bagno della comunità, ma l'esibizione dei suoi ordini di viaggio eliminarono ogni difficoltà. Ci fu soltanto la punzonatura d'uso, con il diritto a un box privato (la data accuratamente stampata per evitare abusi) e un sottile nastro scorrevole per raggiungere il punto assegnato.
Baley era grato per la sensazione dei nastri sotto i piedi. Era una sensazione quasi di piacere, quella di sentirsi accelerare spostandosi da nastro a nastro verso la Linea celere a piena velocità. Con una piroetta salì agilmente a bordo, occupando il posto a cui il suo inquadramento gli dava diritto.
Non era l'ora di punta e alcuni sedili erano ancora vuoti. Neanche il bagno, quando lo raggiunse, era eccessivamente affollato. Il box assegnatogli era abbastanza in ordine, con una lavatrice che funzionava bene.
Con la sua razione d'acqua consumata per un nobile scopo e con gli abiti rinfrescati si sentiva pronto ad affrontare il Dipartimento della Giustizia. Abbastanza ironicamente si sentiva anche allegro.
Il sottosegretario Albert Minnim era un ometto rubicondo che si andava ingrigendo, con gli angoli del corpo arrotondati e appesantiti. Trasudava pulizia e odorava leggermente di dopobarba. Tutto in lui parlava delle buone cose della vita che accompagnano sempre le razioni generose destinate a quelli che sono in alto nel governo.
