«Alla Terra?» ripeté.

«Insolito,» ammise Minnim «ma così è. Vogliono che al caso sia assegnato un detective terrestre. La cosa è passata per i canali diplomatici del livello più alto.»

Baley si rimise a sedere. «Perché io? Non sono più tanto giovane. Ho quarantatré anni. Ho moglie e un figlio. Non posso lasciare la Terra.»

«Non è stata una nostra scelta. Hanno specificatamente chiesto di lei.»

«Di me?»

«Agente in borghese Elijah Baley, C-6, del Corpo di Polizia di New York City. Sapevano quello che volevano. E certo lei ha capito perché.»

Baley prese un'aria cocciuta. «Non sono qualificato.»

«Loro pensano che lei lo sia. Sembra che li abbia convinti il modo con cui ha condotto il caso dell'assassinio dello spaziale.»

«Devono aver capito male. Devo essere sembrato migliore di quello che sono.»

Minnim scrollò le spalle. «In ogni caso hanno chiesto di lei, e noi abbiamo acconsentito a mandarla. Lei è riassegnato. Tutta la parte burocratica è stata sistemata e lei deve andare. Durante la sua assenza ci si prenderà cura di sua moglie e di suo figlio a livello C-7, perché questo sarà il suo inquadramento finché sarà in forza a questo incarico.» Fece una pausa significativa. «Una conclusione soddisfacente dell'incarico può rendere l'inquadramento definitivo.»

Tutto stava accadendo troppo rapidamente per Baley. Nulla poteva andare in questo modo. Non poteva lasciare la Terra. Non lo capivano?

Udì se stesso chiedere con un volume di voce che sembrava poco naturale alle sue stesse orecchie: «Che tipo di omicidio? Quali sono le circostanze? Perché non possono occuparsi loro del caso?».

Minnim stava rimettendo a posto con la massima cura piccoli oggetti sulla sua scrivania. Scosse il capo. «Non so nulla dell'omicidio. Non conosco le circostanze.»

«E allora chi le conosce, signore? Non si aspetterà che vada là al buio, no?» E ancora una disperata voce interna: ma non posso lasciare la Terra.



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