«Nessuno ne sa niente. Nessuno sulla Terra. I solariani non ci hanno detto niente. Sarà compito suo scoprire che cosa c'è di tanto particolare in quel delitto da costringerli a chiamare un terrestre per risolverlo. O, almeno, questo sarà parte del suo compito.»

Baley era abbastanza disperato da esclamare: «E se rifiutassi?». Naturalmente la risposta la sapeva. Sapeva con esattezza che cosa avrebbe significato per lui e, peggio, per la sua famiglia, la declassificazione.

Minnim non parlò affatto della declassificazione. Disse sommessamente: «Non può rifiutare, agente. Ha un lavoro da fare».

«Per Solaria? Che vadano all'inferno.»

«Per noi, Baley. Per noi.» Minnim fece una pausa. Poi riprese: «Lei conosce la posizione della Terra rispetto agli spaziali. Non occorre che glielo ricordi».

Baley conosceva la situazione, e così ogni altro uomo della Terra. Anche se i cinquanta Mondi Esterni avevano tutti insieme una popolazione molto inferiore a quella della Terra, nondimeno mantenevano un potenziale militare forse cento volte maggiore. Con i loro mondi sottopopolati basati su un'economia fatta da robot positronici, la loro produzione di energia pro capite era migliaia di volte più grande di quella della Terra. Ed era l'ammontare di energia pro capite che definiva il potenziale militare, il tenore di vita, la felicità e tutte le cose ad essi collegate.

Minnim proseguì: «Uno dei fattori che cospira a mantenerci in questa posizione è l'ignoranza. Solo questo. L'ignoranza. Gli spaziali sanno tutto di noi. Dio sa se non ci mandano qui sulla Terra abbastanza missioni. Noi di loro non sappiamo nulla, se non quello che ci raccontano loro. Finora nessun uomo della Terra ha mai messo piede su un Mondo Esterno. Ma lei lo farà».

Baley cominciò: «Non posso…».

«Lo farà» ripeté Minnim. «La sua posizione sarà unica nel suo genere. Lei andrà su Solaria su loro invito, a fare un lavoro che loro le hanno assegnato. Quando tornerà, avrà informazioni utili per la Terra.»



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