I suoi occhi color grigio fumo rilucevano come acciaio nella densa ombra della piccola stanza. «E che mi dici di domani, Ingold? E della notte successiva? Si, è vero, stanotte siamo riusciti a respingerli negli abissi dove dimorano. Abbiamo vinto. Ma cosa è successo nelle altre città del Regno? Cosa hai visto nella tua sfera di cristallo, Ingold? A Penambra, nel Sud, dove ora sembra che anche il Re sia stato assassinato, i Neri scorrazzano per le sale del suo palazzo come spettri impazziti. Nelle province lungo la Valle del Fiume Giallo, a Est, tu stesso mi ricordi che esercitano un tale potere che nessun uomo si azzarda ad uscire di casa dopo il tramonto. A Gettlesand poi, sulle montagne, la paura dei Neri è così forte, che gli uomini rimangono chiusi tra le pareti domestiche mentre i Razziatori Bianchi cavalcano nelle pianure bruciando e saccheggiando a loro piacimento!

«L’esercito non può essere dovunque. Quei maledetti si sono sparsi nei quattro angoli del Regno anche se la maggior parte di loro si trova a Penambra. Noi, qui a Gae, non potremo resistere per sempre. Forse non riusciremo neppure a tenere il Palazzo se dovessero tornare domani notte.»

«Questo lo sapremo domani», replicò pacatamente lo Stregone. «Noi possiamo soltanto fare ciò che dobbiamo… e sperare!»

«Sperare!» Lo disse senza vergogna o ironia; solamente il suono di quella parola sembrò goffo sulla sua lingua quasi fosse un termine poco familiare. «Sperare in cosa, Ingold? Che il Consiglio degli Stregoni infranga il suo silenzio o che le mura di Quo si spalanchino per farli uscire dai loro nascondigli? Sperare che — se e quando lo faranno — siano capaci di darci una risposta?»

«La parola speranza ha un suono troppo amaro sulle tue labbra, Eldor. E Dio solo sa quanto sia scarsa in tutti noi!»

Eldor si girò e cominciò a camminare per la stanza come un leone in gabbia, giungendo fino alla finestra per poi tornare ancora indietro sui suoi passi. Calpestò un piede di Gil, ma non diede segno di essersene accorto. Ingold, lo Stregone, invece alzò gli occhi, ed il suo sguardo indugiò brevemente su di lei. Eldor intanto continuava a camminare, ed il suo braccio sfiorò le mani di Gil appoggiata sul davanzale della finestra.



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