È scritto su qualche libro che il nostro destino debba compiersi qui. Essi ritorneranno: è sicuro come è vero che a Nord c’è ghiaccio. Tu però puoi salvare Altir… Lui è l’ultimo della stirpe dei Dare di Renweth — l’ultimo della stirpe dei Re di Darwath — ed è anche l’unico nel Regno che possa ricordare il Tempo del Nero… La storia stessa lo ha dimenticato: non esiste alcun documento di quell’epoca, neanche una menzione nelle antiche cronache. Mio padre addirittura non ricordava assolutamente nulla, e i miei stessi ricordi sono incompleti e frammentari… Ora c’è bisogno di qualcuno che riesca a ricordare tutto: è il momento che lo richiede. Tremila anni fa i Neri spazzarono virtualmente via il genere umano dalla faccia della Terra. Poi sparirono. Perché scomparvero, Ingold? Perché?»

Lo Stregone scosse il capo.

«Altir lo sa!», continuò Eldor con la stessa voce sussurrante. «Mio figlio lo sa! E lui potrà riuscire là dove i miei ricordi si fermano: te l’ho ripetuto anche troppe volte. È lui la Promessa, Ingold! Io sono solamente una speranza fallita, una candela in procinto di lanciare i suoi ultimi barbagli di luce. In qualche angolo della memoria della stirpe di Dare è nascosto l’indizio — dimenticato finora da tutti — che ci aiuterà a sbaragliare i Neri. In me è nascosto troppo profondamente, ma mio figlio è l’unico che potrà rivelare quel segreto. È lui quello da salvare!»

Lo Stregone ascoltò in silenzio le parole di Eldor. La fiamma silenziosa della lampada, pura e piccola come una moneta d’oro, si rifletté nei suoi occhi pensierosi. Nella stanza non si udiva alcun rumore. Il bagliore della fiammella era immobile: una piccola pozza di oro fuso che circondava la base della lampada sul tavolo, una macchia di luce dai contorni definiti.

«Che ne sarà di te?», sussurrò lo Stregone.

«Un Re ha il diritto,» replicò tranquillo Eldor, «di morire con il suo popolo. Io non diserterò la battaglia finale e, anche se volessi, non potrei mai farlo. Ora, per tutto l’amore che mi hai sempre dimostrato, fai questo per me: prendi mio figlio e portalo in un luogo sicuro. Te lo affido: adesso è nelle tue mani!»



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