Sollevò la sua spada, una lama lunga e pesante che scintillò nell’oscurità come un lampo nel cielo sereno. Allora, quasi che un’esplosione avesse colpito l’intero edificio, le porte si spalancarono e l’oscurità che ne promanò si riversò fuori come una coltre di fumo.

Gil vide cosa nascondeva l’oscurità, e… furono le sue stesse grida di terrore a svegliarla.


Le mani le tremavano tanto che riuscì a malapena ad accendere la lampada sul comodino. L’orologio sul tavolo accanto al letto segnava le due e mezza. Madida di sudore e gelata come un cadavere, Gil si strinse al cuscino mormorando freneticamente a se stessa che si trattava solamente di un sogno… doveva trattarsi solamente di un sogno…

«Ho ventiquattro anni, sono una studentessa laureata in Storia Medioevale e conseguirò la Laurea in Filosofia tra meno di un anno: è stupido aver paura di un sogno! Ora è tutto finito, e niente di quello che mi è parso di vedere era vero… È stato soltanto un sogno!»

Pronunciò queste parole per convincere se stessa, ma non seppe trattenersi dal lanciare uno sguardo incerto e timoroso alla consolante familiarità degli oggetti presenti nel suo appartamento. I Levi’s penzolanti dal cassetto semiaperto del comò, il Rooster Cogburn dallo sguardo minaccioso che la fissava da un poster appeso alla parete, il disordine costituito dai libri, dagli indumenti, dai soldi e dalle riviste sparsi qua e là sul pavimento, la rassicurarono.

Pensò alla prima ora del seminario che l’attendeva il mattino seguente, poi guardò l’orologio e la lampada, e si mise a riflettere in attesa che sopraggiungesse il sonno. Nonostante fosse una ventiquattrenne prossima alla Laurea in Filosofia, troppo grande quindi per poter essere spaventata dai sogni, si agitò a lungo nel letto e, dopo un po’, cercò a tastoni sul comodino la «Vita di un girovago nel Medio Evo» trovandola quindi sul pavimento. Si immerse nella lettura e, per distrarre la mente, si costrinse ad interessarsi allo status legale vigente nell’Inghilterra del Quindicesimo Secolo.



6 из 337