Le spade tornarono a incrociarsi, a cozzare l’una contro l’altra, un fendente dopo l’altro, un affondo dopo l’altro, una parata dopo l’altra, fino a quando Will non fu costretto a coprirsi le orecchie. Quel sibilo angosciante generato dall’urto delle lame: non voleva più sentire, non voleva più udire.

Il respiro di ser Waymar si fece pesante per la fatica. Il suo fiato condensava in ritmiche nuvole biancastre nel chiaro di luna. La sua lama era coperta di ghiaccio. Quella dell’Estraneo continuava a scintillare di luminescenza azzurra.

E alla fine ser Waymar fu lento, troppo lento. La pallida lama di cristallo arrivò a mordere la cotta di maglia di ferro sotto il suo braccio. Il giovane urlò di dolore. Sangue gocciolò sugli snodi della maglia metallica, sangue che fumava nell’aria glaciale e sembrò rosso fuoco liquido quando cadde nella neve. Ser Waymar tastò il punto in cui era stato colpito. Quando ritirò la mano, le dita del suo guanto di camoscio erano fradice.

L’Estraneo disse qualcosa in un linguaggio sconosciuto a Will, la voce che pareva lo spezzarsi della crosta di un lago congelato mentre pronunciava parole di ignota derisione.

Ser Waymar ritrovò il proprio furore. «Per re Robert!» gridò.

Andò all’attacco con un urlo rabbioso, la lunga spada incrostata di ghiaccio impugnata a due mani, un attacco trasversale carico di tutta la sua forza. La parata dell’Estraneo fu un movimento pigro, quasi annoiato.

All’impatto, l’acciaio della lama di ser Waymar andò in mille pezzi.

Una specie di urlo riverberò per la foresta. La miriade di frammenti metallici che erano stati una lama splendidamente forgiata volò a disperdersi chissà dove, come una manciata di inutili schegge. Royce cadde in ginocchio gridando, gli occhi coperti dalle mani. Altro sangue gli ruscellava tra le dita.

Le ombre avanzarono tutte assieme, come rispondendo a qualche segnale, e si chiusero su di lui. In un silenzio da incubo, le loro spade si sollevarono. Poi calarono e calarono e calarono. Nient’altro che un freddo mattatoio. Le pallide lame di cristallo fecero a brandelli la maglia di ferro come se fosse stata seta. Di nuovo, Will chiuse gli occhi. Sotto di sé continuò a udire parole incomprensibili e risate taglienti, acuminate come stalattiti.



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