
BRAN
Era stata un’alba chiara e fredda, la limpidezza dell’aria quasi un annuncio che l’estate stava finendo.
Si mossero al sorgere del sole, venti uomini in tutto, per andare a una decapitazione. Bran era tra loro, pieno di nervosismo per l’eccitazione dell’evento. Era il nono anno dell’estate, il settimo della sua vita, ed era la prima volta che veniva ritenuto abbastanza grande da cavalcare con il lord suo padre e con i suoi fratelli, abbastanza forte da vedere il volto della giustizia del re.
Il condannato era stato portato in un piccolo forte tra le colline. Robb riteneva si trattasse di un bruto, uno dei molti che avevano giurato fedeltà con la propria spada a Mance Rayder, il Re-oltre-la-Barriera. Al solo pensiero, Bran sentiva accapponarsi la pelle. Ricordava bene le inquietanti storie della vecchia Nan. I bruti erano uomini malvagi, raccontava. Stringevano patti con i giganti e con i mangiatori di cadaveri. Venivano a rapire le bambine nel cuore della notte e bevevano sangue umano da corna svuotate di animale. E durante la Lunga Notte, le loro donne giacevano con gli Estranei, generando creature spaventose, solo parzialmente umane.
Ma l’uomo che trovarono al forte, legato mani e piedi all’esterno del bastione in attesa della giustizia del re, era un vecchio tutto pelle e ossa, non più alto di Robb. Aveva perduto entrambe le orecchie e un dito a causa del gelo. Vestiva di nero, come un confratello dei Guardiani della notte, ma la sua pelliccia era stracciata e lurida.
Nella fredda aria del martino, il fiato degli uomini andò a condensare assieme a quello dei cavalli in nubi frastagliate. Il lord suo padre diede ordine di tagliare le corde e di trascinare il condannato di fronte a loro.
