
Lucky non sembrava più spaventato di Phil dalla strada. Trotterellava vicino alla base della monumentale facciata della Skyway Tower, il cui color verde poteva forse spiegare perché nessuno dei passanti si accorgesse del gatto. Anche se in verità non erano necessarie molte spiegazioni per capire perché quei sacchi ambulanti di nervi non vedessero al di là del proprio naso.
Uno scintillante robot venditore si diresse verso di lui sulle sue silenziose ruote, ma Phil abilmente interpose fra sé e la macchina un altro passante con l’abito a pallone. L’uomo fu così costretto a sorbirsi un lungo discorso sulle virtù di certe pillole dimagranti: evidentemente il robot l’aveva catalogato dalle sue dimensioni. Phil si affrettò dietro a Lucky che aveva girato nell’abbagliante Opperly Avenue.
Come se seguisse qualche odore particolare, il gatto abbandonò d’improvviso il muro, attraversò il marciapiede e si lanciò nella Opperly Avenue fra le macchine che sfrecciavano. Phil lo seguì con un certo batticuore, ma senza essere realmente in ansia. Qualcosa gli permetteva di avvertire facilmente le intenzioni di tutte le auto, evitarle perciò era un gioco da ragazzi.
Raggiunse il marciapiede opposto con un metro e mezzo abbondante di vantaggio nei confronti di un giovane giocherellone su una carcassa che assomigliava a una jeep spaziale ed era ricoperta di scritte del tipo: EHILÀ, VENUSIANO! e ATTENZIONE, RAGAZZE! VELOCITÀ DI FUGA ZERO. Ripreso fiato, Phil si trovò a guardare la bocca di una caverna adorna di cartelloni illuminati da antiquate luci al neon. Il più grande portava scritto: QUESTA SERA! Juno Jones l’Amazzone stritolamaschi contro Zubek il Nano il Misogino spaccaossa!
