Quasi al centro della stanza vi era una scatola marrone, larga una trentina di centimetri. Due uomini, con le spalle rivolte a Phil, la stavano fissando. Uno era piuttosto piccolo, dall’aria agile, vestito con una maglia nera a girocollo e pantaloni neri aderenti, e impugnava una pistola. L’altro era ancora più piccolo e più magro, vestito in modo simile ma di blu. Teneva in mano un filo attaccato alla scatola.

Phil si schiarì la gola. I due uomini lo guardarono con occhi inespressivi, poi tornarono a rivolgersi verso la scatola. Phil avanzò cautamente nella stanza, sbirciando negli angoli in cerca di Lucky. Poi fece un salto all’indietro. Per poco non aveva calpestato un topo morto.

Osservando più attentamente, si accorse che c’erano una mezza dozzina di topi morti sparsi sul pavimento.

Si schiarì ancora la voce, più rumorosamente, ma questa volta i due non lo guardarono neppure. Allora si fece avanti, scavalcando cautamente il topo morto.

Si udì un clic. Una piccola apertura si aprì in cima alla scatola marrone e ne schizzò fuori un topo. Non appena a terra corse via zigzagando freneticamente, scivolando ad ogni curva. Phil aspettava che da un momento all’altro Lucky uscisse allo scoperto e si lanciasse all’inseguimento. L’uomo vestito di nero seguì i movimenti del topo con la pistola. Non si udì alcuna esplosione, né apparve alcuna fiammata, ma il topo si fermò.

— Cerca di sorprendermi meglio la prossima volta, Cookie — disse l’uomo in nero al compagno. — Ti ho visto muovere la mano quando hai premuto il bottone. — I due ripresero la posizione di prima, immobili e all’erta.

Muovendosi cautamente in cerchio, attorno ai due uomini, Phil si mise alla ricerca di Lucky. Ben presto si rese conto che erano pochi i posti in cui avrebbe potuto nascondersi. Gli armadietti erano alti fino al soffitto, e tutti chiusi.

Uno dei topi a terra si mosse. Cookie mise giù il filo con il bottone, prese il topo e lo rimise nella scatola attraverso un’apertura laterale. Phil cominciava a sentirsi inquieto. Gli sembrava che dovesse esserci un nesso fra Lucky e i topi, ma era un nesso privo di senso. I muscoli del polpaccio cominciavano a fargli male a forza di camminare sulla punta dei piedi.



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