
Facendosi coraggio si avvicinò ai due uomini immobili. — Scusatemi — disse nervosamente. — Non avete visto entrare un gatto per caso?
La domanda, al pari dei precedenti colpi di tosse, non ottenne risposta. — Vi prego di scusarmi, ma devo assolutamente trovarlo — continuò sfiorando il gomito dell’uomo in nero. La reazione fu immediata, anche se venne da un’altra direzione. Quello chiamato Cookie lo afferrò per la giacca e lo tirò indietro. I suoi tratti infantili si erano trasformati in una dura maschera.
— Cos’hai fatto! Hai interrotto il re durante il suo svago! Hai osato spingere il re! Meriti una punizione, un castigo!
Phil si sentì male per la paura. Era solo capace di pensare che se Lucky fosse stato lì, a infondergli nuovamente quella splendida sicurezza, non si sarebbe sentito così vergognosamente terrorizzato da quel piccolo prepotente che lo teneva per il bavero.
Si inumidì le labbra. — Stavo solo cercando il mio gatto — disse con voce tremante. — E poi, non l’ho spinto.
— Certo che l’hai spinto! Ti ho visto io! Gli hai dato uno spintone! E per quel che riguarda i gatti, sappi che Swish Jack Jones, lo scannafemmine, è il miglior gatto che ci sia qui, l’unico gatto. — La mano che lo teneva gli torse più strettamente il bavero attorno alla gola. — Non sperare di cavartela tanto a buon mercato. Allora, Jackie, cos’hai intenzione di fargli?
Finalmente l’uomo in nero si mosse. Girò lentamente la testa che spuntava dal collare di lana nera e guardò Phil col sorriso triste e stanco di un re che conosce il noioso ma inevitabile destino di infliggere condanne e punizioni. Allungò lentamente una mano e prese Phil per un gomito.
