— Io? — disse Jack alzando la voce. — Non lo stavo affatto tormentando. Stavo solo prendendo le mie precauzioni. È arrivato qui come un matto, senza dire niente, saltellando sulla punta dei piedi e blaterando di un gatto. Sembrava che stesse per dare i numeri. È pericoloso.

Cookie, con le labbra strette, muoveva la testa su e giù a conferma, ma Juno non si lasciò impressionare minimamente. — A me è sembrato pericoloso quanto una mosca. Perché non hai lasciato che si cercasse il gatto e che se ne andasse?

Il viso di Jack assunse un’espressione esterrefatta. — Come, Juno, sei stata tu a lasciar entrare questo scimunito? Mi stavo giusto chiedendo come avesse fatto a spuntarla col Vecchio Bracciodigomma. Vuol dire che ti sei bevuta questa storiella del gatto?

— Perché, non è qui? — chiese Juno guardandosi intorno.

— E come potrebbe esserci, Juno? — protestò Jack, con una lieve sfumatura di superiorità nella voce. — L’hai forse visto? No. E se ci fosse un gatto, correrebbe dietro ai topi, non ti pare? E poi, dove potrebbe nascondersi? Non certo là — continuò, mentre lo sguardo di Juno si posava sull’altra porta. — C’è dentro lui. — Juno annuì. — E allora dov’è? — chiese Jack. — Non crederai che Cookie ed io l’abbiamo… rapito, per caso?

Juno si fregò pensosamente il naso schiacciato. Poi si volse a Phil con un’espressione ancora amichevole ma piena di dubbi. — Dicci qualcosa di più su questo gatto, figliolo. Di che colore era?

— Verde — disse Phil, e nonostante le espressioni incredule degli altri non poté trattenersi dal continuare. — Sì, verde brillante. E gli piace la marmellata di mirtilli. È venuto da me circa un’ora fa. L’ho chiamato Lucky perché mi faceva sentire bene, come se potessi capire tutto.

Ci fu un lungo silenzio. Phil avrebbe voluto sprofondare. Poi Juno gli posò una grossa mano sulla spalla che gli fece piegare le ginocchia. — Vieni, figliolo — disse gentilmente. — È meglio che tu te ne vada.



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