
Jack fece un passo avanti, gettando a Juno un’occhiata di sbieco. — Senti, amico — disse con voce sollecita, in cui si sentiva ancora una punta di scherno — aveva appuntamento con uno psichiatra stasera, ma mi pare che tu ne abbia più bisogno di me — e tese a Phil un pezzo di nastro fonoscritto. Phil lo prese umilmente e se lo mise in tasca. Cookie ridacchiò. Juno si voltò di scatto verso di lui. — Sentimi bene — ruggì. — Il fatto che sia matto non ti dà il diritto di ridere di lui, né di fare il prepotente!
In quel momento si aprì la porta. Phil non poté vedere nell’altra stanza perché un uomo alto e grasso, con le guance grigiastre e spessi occhiali scuri, riempiva la soglia quasi completamente. I tre si fecero immediatamente rispettosi.
— Cos’è questo baccano? — chiese con una voce che fece sobbalzare Phil, perché era quella del Vecchio Bracciodigomma.
— Questo tipo… — cominciò Cookie, ma venne zittito da un’occhiata di Jack.
Gli spessi occhiali si volsero verso Phil. — Oh, uno dei tuoi fanatici ammiratori, Jack — disse il grassone con condiscendenza. — Mandalo via.
— Certo, signor Brimstine — disse Jack. — Subito.
La porta si richiuse. Phil si lasciò portar fuori da Juno. Si sentiva uno straccio, tanto che quasi non si accorse di una strana coppia che veniva lungo il corridoio verso di loro. L’uomo aveva un’aria serafica e insieme allegra. Era molto abbronzato, portava scarpe arancioni e un berretto dello stesso colore. La donna assomigliava a una giovane strega, con quel naso ossuto e il mento appuntito. Aveva un cappellino rosso, fissato con una ventina di lunghi spilloni alla sua capigliatura scura e arruffata, e una corta gonna rigida e spessa come un tappeto. Entrambi portavano maglioni neri col collo alto. Phil, immerso nei suoi dispiaceri, li notò appena, ma si accorse ugualmente che i due ignorarono volutamente la gigantessa.
