— Troverete il vostro eroe da fumetti là in fondo, che spara ai topi — disse la donna con voce irosa. La ragazza si limitò ad arricciare il naso da strega. L’uomo roteò i suoi occhi da furetto e fece un mezzo sorriso benevolo. — Amore, Juno — ammonì. — Nient’altro che amore.

La gigantessa restò un momento a guardarli con aria corrucciata, poi proseguì. — Un paio di ammiratori di Jack, intellettualoidi — confidò amaramente. — Poeti, fanatici religiosi, e tutto il resto. Gli hanno montato la testa, quei fetenti.

Raggiunsero la fine del corridoio. Il Vecchio Bracciodigomma agitò la sua mano senza dita e borbottò: — Circolare, circolare — ma Juno lo ridusse al silenzio con uno stanco: — Sta’ zitto!

— Ora fila a casa, figliolo — disse a Phil. — Se fossi in te non so se andrei dallo psichiatra di Jack. Probabilmente è qualche svitato che gli hanno affibbiato gli Akeley, quei tizi che abbiamo incrociato poco fa. Però qualche dottore dei matti potrebbe fare al caso tuo. — Gli diede una pacca sulle spalle e sorrise, mostrando una cicatrice all’interno delle labbra. — Mi dispiace per quello che è successo là dentro, con quello schifoso di mio marito. Vieni a trovarmi quando ne hai voglia. Il Vecchio Bracciodigomma ha l’impronta della tua voce. Chiedi di Juno Jones. Ma ricordati di una cosa, figliolo: basta coi gatti verdi.

3

Attraverso le palpebre semichiuse, con le ciglia che sfocavano tutti i contorni, Phil osservava il cerchio spettrale, giallo pallido, della finestra. Era la sola luce che riuscisse a sopportare, quella dello specchio al sodio sopra la stratosfera. Pochi minuti prima aveva spento anche la televisione, tuttavia la voce sexy della ragazza continuava a sussurrare la sua canzone e lui indossava ancora il grosso guantone della sensoradio. Ma la pressione delle dita della cantante registrata da una mano idraulica e trasmessa nell’etere fino al suo guantone, cominciava a sembrargli quella di uno scheletro con le dita di gomma.



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