La ragazza dell’appartamento di fronte aveva acceso la luce. Si era levata il mantello e ora si aggirava nella stanza, come se cercasse qualcosa, mentre la coda di capelli neri le ondeggiava da una parte e dall’altra secondo i movimenti della testa. Era lontano meno di sette metri, e poteva vederla molto distintamente. Indossava un vestito grigio, all’ultima moda. Aveva un viso stretto, naso piccolo, bocca larga, occhi molto distanziati e, si accorse Phil per la prima volta, le orecchie erano prive di lobo e si appuntivano in alto in modo quasi faunesco. Come nelle altre rare occasioni in cui l’aveva vista, Phil provò un brivido di inquietudine.

La ragazza alzò le spalle, rinunciando alla sua ricerca, e si avvicinò alla finestra, guardando dritto verso Phil. Lui si ritrasse istintivamente, pur sapendo di essere invisibile. Lei afferrò una maniglia sullo stipite e mosse la mano per un quarto di giro, oscurando così gradualmente il vetro.

Poi, proprio mentre Phil stava per voltarsi, la finestra ricominciò a illuminarsi, fino a ritornare quasi completamente trasparente. Capì cosa doveva essere successo: la lastra interna di vetro polarizzato non era stata bloccata bene ed era silenziosamente ruotata di un’altra decina di centimetri. Qualche volta era successo anche alla sua.

La ragazza ora credeva di essere nascosta. Ma non lo era.

Si stirò e si tolse il soprabito. Phil si morse le labbra. Non voleva guardarla, ma qualunque cosa servisse a distrarlo dai suoi tristi pensieri era la benvenuta, e Phil sapeva bene che quella finestra poteva fornirgli distrazioni avvincenti, anche se inconcludenti.

La ragazza si slacciò lentamente la chiusura magnetica della camicetta e se la sfilò con un agile movimento delle spalle. Phil, preso dall’incanto dei suoi seni appuntiti, dimenticò tutte le paure. Al di sotto di essi, quasi come una coppa, indossava una specie di corpetto molto aderente, di velluto nero.



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