
Si tolse la gonna. Il corpetto le terminava sulle cosce. C’era qualcosa di strano, ma forse era dovuto al leggero oscuramento della finestra. Sembrava quasi che fosse fatto di una specie di pelliccia.
Restando in equilibrio su una gamba si tolse una calza, e insieme alla calza anche una di quelle grottesche scarpe alte trenta centimetri.
Solo che… il cuore di Phil ebbe un balzo… sembrava essersi tolta molto di più della scarpa. Per la precisione, il piede.
Allora guardò meglio e vide che nel punto dove avrebbe dovuto trovarsi la caviglia, la gamba si curvava un poco all’indietro, poi ritornava bruscamente in avanti e si assottigliava per finire in un piccolo zoccolo nero.
Si tolse l’altra calza e la scarpa con il medesimo risultato. Phil si accorse che il piede si adattava a un buco ricavato nella scarpa, restando in tal modo nascosto.
Poi cominciò a danzare gioiosamente. Phil poteva sentire il ticchettio degli zoccoli. E lui che aveva creduto che ballasse il tip-tap! Poteva distinguere chiaramente i garretti con i loro ciuffetti di pelo, identici per colore e aspetto al “corpetto”.
Lei smise di ballare, prese un rasoio e cominciò a radersi con attenzione l’orlo del “corpetto”.
Phil cominciò a pensare a voce alta. Arrivò a dire: — Prima un gatto verde, poi… — e il momento dopo si era girato e cominciava a correre verso la porta.
I suoi ricordi da quel momento si fecero un po’ confusi. Per esempio, quando attraversò di corsa la strada due isolati dopo la Skyway Tower per poco non venne investito da una macchina nera, con una carrozzeria tipo primi novecento, che andava a bassa velocità. In essa sedevano Cookie, gli Akeley e Swish Jack Jones con una scatola appoggiata sulle ginocchia. In quel momento Phil non li riconobbe neppure.
L’unica cosa certa per lui era quella che stringeva fra le dita, nella tasca: il nastro spiegazzato col nome e l’indirizzo del dottor Romadka.
