
Improvvisamente udì delle voci adirate, di un uomo e di una ragazza. Quest’ultima gettò un grido acuto, pieno di odio. Poi, da qualche parte, una porta sbatté violentemente, e poco dopo un uomo scese dalle scale senza muovere i piedi. Phil ne dedusse che doveva trattarsi di una scala mobile.
Il dottor Romadka era obeso, calvo e sorridente. Sulla guancia aveva quattro graffi profondi, recentissimi, che lui ignorava del tutto, aspettandosi evidentemente altrettanto da Phil. Gli fece cenno di accomodarsi. Si sedettero e si guardarono attraverso il piano ricurvo e lucido della scrivania.
Lo psichiatra sorrise. — Bene, signor Gish? Jack Jones mi ha fatto il vostro nome, e dal momento che sono Sacheverell e Mary a pagare, per me va bene lo stesso. Oh, Sacheverell e Mary sono il signore e la signora Akeley, gli amici di Jack Jones. Credevo che lo sapeste. Tra parentesi, siete in ritardo di un’ora.
Una goccia di sangue cadde sulla camicia, allargandosi.
Phil rabbrividì, poi riuscì finalmente a parlare. — Ero occupato a impazzire.
Lo psichiatra annuì. — Sembrate un po’ sconvolto.
— Un po’?
— Insomma… — fece l’altro, stringendosi nelle spalle come per scusarsi della sua insufficiente capacità descrittiva. Poi continuò: — Non dovete essere sorpreso di impazzire, come dite voi, signor Gish… posso chiamarvi Phil? Di questi tempi è la regola, piuttosto che l’eccezione, anche se il fatto che voi lo ammettiate è abbastanza fuori del comune.
