
Ma non ci fu bisogno di pregarlo di più. Il gatto saltò subito giù dal davanzale e trotterellò verso di lui, la pancia ondeggiante, come un piccolo cavallo grasso dai morbidi zoccoli. Phil sentì che la sua calma interiore cresceva in modo quasi sconvolgente. Il gatto sparì dietro il bordo del letto. Poi apparve il musetto verde, due piccole zampine verdi gli si posarono accanto, e due occhi color rame lo scrutarono.
— Come va, amico? — chiese Phil. — Felice di fare la tua conoscenza. Sei proprio un bel tipo, sai? Da dove arrivi?
Il musetto fece segno verso l’alto.
— Dal piano di sopra? — chiese Phil, e subito rise fra sé per aver interpretato il movimento come una risposta. — Perché non stai un po’ con me? Mi piace il tuo musetto e il tuo colore. Anch’io ogni tanto avrei voglia di essere verde. Tanto per cambiare.
Il muso del gatto era strano e curiosamente attraente: grandi orecchie, la fronte alta, il nasino quasi nascosto fra il pelo, e i baffi appena accennati, la bocca atteggiata in una smorfia imbronciata. Per un attimo Phil ebbe la sensazione che Lucky sarebbe potuto apparire molto diverso, molto meno simile a un gatto, se preso alla sprovvista. Era di un verde intenso, quasi verderame, solo più brillante.
Si chiese di che sesso potesse essere. Il grasso della pancia suggeriva che si trattasse di una femmina, eppure, per qualche ragione, Phil era sicuro che fosse un maschio.
Poi Lucky sorrise di nuovo, e Phil non ci pensò più. Allungò cautamente una mano, ma la ritrasse di scatto quando una zampina si mosse fulmineamente verso di essa. Poi, vergognandosi, rifece il gesto e la zampina gli toccò un dito. Phil, in risposta, l’accarezzò. Non avvertì la minima traccia di artigli. Dovevano essere tutti ritirati all’interno delle loro morbide guaine.
— Ora siamo amici — disse Phil con voce un po’ rauca. Il gatto saltò sul letto senza paura. Gli occhi di rame si fecero più vicini… una guancia pelosa si strofinò contro quella dell’uomo in un breve gesto d’amicizia. Phil si sentì gli occhi umidi per le lacrime.
