A Phil l’interminabile parete grigia sotto la sua finestra, con quelle file di orribili oblò quasi tutti oscurati, era sempre sembrata la vista più opprimente del mondo: un simbolo di come lui stesso fosse escluso dalla vita e dalla gente.

Ma ora, mentre si sporgeva solo un poco, sfiorando con la testa il bordo circolare, scoprì di potere attraversare quel muro col pensiero, quasi che esso fosse composto di un qualche materiale che conduceva le emozioni, come un filo di rame conduce l’elettricità. Gli pareva non di vedere o pensare attraverso il muro, ma di sentire la trama molteplice di calde, pietose, ammirevoli, ridicole vite umane racchiuse in quei cubicoli: quelle felici per due quinti, e quelle tristi per nove decimi. Le vite di coloro che nutrivano paure e frustrazioni perché bisogna pur nutrire qualcosa, e le vite di quelli che facevano delle proprie paure e frustrazioni una pietosa armatura: il vecchio che sceglieva preoccupato fra le magre tessere alimentari guadagnate in tre guerre comunisto-capitaliste; il ragazzino che giocava all’astronauta e faceva finta che la finestra oscurata fosse il portello di un incrociatore spaziale da fumetti; le tre segretarie disoccupate (una delle quali stava camminando su e giù); i due amanti il cui incontro era turbato dalla paura del Federal Bureau of Morality; l’uomo grasso che si godeva le carezze di una ragazza attraverso la sensoradio e pensava a un tempo lontano; la vecchia signora piena di paure per i germi bellici e le ceneri radioattive che spolverava, spolverava, spolverava…

La sua nuova personalità era dotata di una straordinaria immaginazione, concluse Phil sorridendo.

Una vecchia mano sbucò da una finestra tre piani più sotto e scosse qualcosa, o forse niente, da uno straccio.

Si trattava di una coincidenza, senza dubbio, oppure gli era capitato una volta di osservare la donna, e poi se n’era dimenticato. Tuttavia Phil decise di interpretare quell’evento come un’incoraggiante conferma delle sue nuove facoltà. Poi il sorriso gli svanì dalle labbra, mentre pensava alla parete e a quello che c’era dietro di essa.



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